l’odore della paglia

Lo sentii subito, in un caldo pomeriggio estivo, appena aperto lo sportello della macchina e messo piede a terra sulla trazzera polverosa, rimasta uguale a quarant’anni prima.
Era l’odore intenso ed acre della campagna, della distesa di paglia seccata al sole, che di stendeva, abbagliante, a destra e a sinistra della stretta carrettiera, che andava a morire tra il gruppo di case affacciate sul baglio.
Quell’odore, a me caro sopra ogni altro, sapeva di giornate assolate, trascorse nella libertà inconsapevole e ingenua dell’infanzia, quasi un distillato di felicità, un’essenza preziosa da inalare con cura, a piccole dosi.
Ma io non volli usare questa cura: mi abbandonai voluttuosa e lasciai che mi penetrasse, raschiando nelle narici e da quelle raggiungesse il palato. Sì, lo assaporai, come quando, bambina, non resistevo dal masticare qualche filo di paglia stappato alla campagna. Ero con lei una cosa sola, e già allora sapevo che niente avrebbe mai potuto cancellare quell’odore dalla mia memoria.

Autore: Giuseppina Girlando

Dipinto: Mario Occhipinti