l’estate al mare di un pensionato

Oltre alla mia passione per la campagna e la raccolta delle verdure selvatiche, specialmente adesso che sono pensionato, mi piace d’estate andare al mare e sedermi sotto l’ombrellone ad osservare tutto ciò che accade in spiaggia.
Infatti, con una piccola sdraio, l’ombrellone e un giornale mi piace, molto presto, andare al mare. Mi siedo a quattro o cinque metri dall’acqua e vedo passeggiare gente anziana con vari malanni e qualche madre con il bambino nel passeggino intenta a fargli respirare l’aria marina. Il venticello mi porta al naso l’odore dell’acqua salata e, verso le dieci, ritorno a casa.
Il mare mi piace anche d’inverno e quando c’è una bella giornata di sole mi siedo sopra il muretto del lungomare e lo guardo e, specialmente quando è mosso, mi sembra che mi parli e, con tutta l’acqua che si agita, ho l’impressione che gridi e impazzisca.
E guardo tutta quella schiuma e sento il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli e sono soddisfatto vedendo questa meraviglia della natura.
Va l’onda del mare dove la porta la corrente e muove. Così fin le altre, fino al ritorno della calma apparente. Il mare, cieco, incontra uno scoglio e si fa male e sanguina schiuma bianca con un triste lamento.
Quante forme di culo di donne vedo in spiaggia accoccolate nell’intento di spalmare la crema solare al loro bambino o ad aggiustare il costumino. Quanta gente a pelo d’acqua fa ginnastica! Una persona cammina agitando le braccia, un’altra con le cuffie alle orecchie a passo veloce ascolta musica e respira a pieni polmoni. Due vecchiette, magrissime e spalmate di crema abbronzante, camminano senza sapere, a mio avviso, se ritorneranno.
Un senza pensieri, tutto pancia cammina impettito guardando all’insù: ma cosa vuol far capire agli altri? Quattro o cinque amici, sempre gli stessi, camminano anche loro parlando come se fossero convinti di quello che dicono. Una bella ragazza sculettando e attorcigliandosi dà a capire che sta facendo la marcialonga. Un’altra piena di tatuaggi con gli occhiali da sole corre veloce come fosse un’atleta. Poi c’è la solita abbronzatissima che si fa chilometri e chilometri di spiaggia senza mai sentirsi appagata.
E per ultimo c’è un ragazzo sulla trentina che ho chiamato la “freccia di Caucana” perché me lo vedo passare davanti alla velocità di una saetta scoccata da un arco molto teso.
Sono queste le cose che vedo stando seduto sotto l’ombrellone: non vi dico della gente che già da lontano guarda la spiaggia per capire dove piantare l’ombrellone. Trovato il posto dove collocarsi, ci sono tanti modi per fissare l’ombrellone sulla sabbia partendo dallo scavare il buco. In primis, ci sono quelli che chiedono alla moglie dove vuole che lo si scavi e, stabilito finalmente dove bucare, c’è quello che infila il manico dell’ombrellone come se facesse un’iniezione alla spiaggia; chi fa girare il manico a mo’ di una vite autofilettante; un altro, secondo me più ingegnoso, che senza sforzarsi preme il manico sulla sabbia asportando con la parte vuota del manico stesso la rena e, facendo un buco perfettamente verticale e profondo quanto vuole, vi ficca il manico e, in più, per rendere l’ombrellone a prova di vento, riempie di sabbia asciutta l’intercapedine tra il manico e la sabbia: ed è come se ci mettesse il cemento attorno.
Chi si mette sotto l’ombrellone? Quelli come me che pensano e osservano ciò che succede attorno, chi legge il giornale, qualche libro, o risolve rebus e trova le parole richieste dai cruciverba. Chi, mentre si gode il venticello e la frescura dell’acqua, mangia qualche panino o lecca un gelato, il nonnino alle prese con il nipotino mentre la mamma sta tranquilla sotto la frescura dell’ombrellone, la solita comitiva appiccicata, che scherza e ride parlando del più e del meno, anche curtigghiannu (sparlando degli altri). Questo è ciò che fa la maggior parte dei bagnanti.
Con la frescura della sera, si gioca a carte con gli amici in terrazza, oppure seduti al tavolino di un bar assaporando gelati di tanti gusti e colori, bevendo un caffè freddo o una birra ghiacciata…e mentre scendono nell’esofago arrivano come piombo nello stomaco. Molte volte ci facciamo opulente abbuffate di carne arrostita accompagnate da vino o bevande fredde, assaporiamo focacce riempite con broccoli, melanzane, pomodoro e formaggio, cipolla e salsiccia, il pesce alla griglia arrostito sui carboni ardenti, la pizza cotta nel forno a legna, le verdure grigliate etc.
Sono tutte cose che in estate sembrano avere un altro sapore e mettono allegria. Insieme a parenti e ad amici, scherzando e ridendo, passano serate e nottate e qualcuno va a dormire quando già spunta l’alba.
Che bello il fresco venticello che soffia sulla faccia accaldata! E l’acqua del mare quando fa caldo anche sotto l’ombrellone e la notte si dorme bene quando entra la frescura tenendo le opposte finestre aperte, sperando che le odiate zanzare ci lascino dormire senza il buco arrossato e purulento del loro pungiglione. Questo miserabile insetto ci succhia il sangue senza che ce ne accorgiamo di giorno ma specialmente di notte, quando lo sentiamo ronzare facendo scempio della nostra pelle. La mattina poi, lo si trova con la pancia piena del nostro sangue sulle pareti della camera da letto come a dirci: “Hai visto che ti ho fregato? Adesso se mi vuoi ammazzare non me ne importa un bel niente!”. Ho notato, comunque, che alcune persone, ed io tra di loro, non vengono punte, forse perché emettiamo un odore per loro sgradevole. È chiaro che, almeno sotto questo punto di vista, possiamo considerarci fortunati.
Nella mia casa al mare ho una veranda dove soffia un venticello leggero dalla mattina alla sera e nell’estate è un piacere sedersi là. Il caso ha voluto che un lampione della strada si alzasse alla metà della suddetta veranda illuminandola tutta la notte per cui non ho bisogno di avere lì una lampada e la cosa sembra non piacere a un mio vicino invidioso perché risparmio la corrente elettrica e ho la luce gratis tutta la nottata. Sono persuaso che lui lo dica per scherzare ma, secondo me, piacerebbe anche a lui avere un lampione davanti alla sua veranda. Al medesimo vicino la sera piace cantare con gli amici esibendosi con il karaoke, nell’intento di intonare dei motivetti di celebri canzoni. Debbo dire che alcuni amici sono bravi e allora è un piacere ascoltarli, ma certe sere mi metto le mani sui capelli ascoltando voci stonate che mi fanno solo ridere e mi disturbano mentre leggo sotto il lampione. Costui, da circa quattro anni, canta sempre le stesse canzoni, ignorando i recenti successi musicali, rendendosi noioso, ma, per il quieto vivere, lascio correre e pazientemente sopporto e ho l’impressione che stia rincoglionendo, perdendo le forze e il senno.
E poi, come ogni anno, l’estate finisce! Per alcuni è stata breve, altri sono rimasti al mare anche fino a settembre quando io, quasi solitario, sto a mirar le bianche onde del mare. In questo mese non serve più l’ombra essendo tiepido il sole di fine estate. La spiaggia, lunga e solitaria, brilla all’ultimo raggio di sole. Scende un maestoso silenzio e i bambini non gridano, non ridono, non schiamazzano e neanche si rincorrono. Il silenzio si impossessa del mio corpo intento ad ascoltare e a guardare le meraviglie del creato, e, levando gli occhi al cielo, innalzo a colui che tutto volle e tutto sostiene, inni di lode.
Seduto in piazza, vedo il cielo nuvoloso lontano, sento tuoni e vedo fulmini per cui deduco che in quel posto sta piovendo. E mentre aspetto che la pioggia arrivi anche da me, all’improvviso il cielo si schiarisce e le nuvole scompaiono.
Spunta di nuovo il sole, come se nulla fosse accaduto e allora vado al mare, trovandolo calmo e con l’acqua ancora tiepida e pulita. Una sera di luna piena, freddo vento impetuoso, lampi, tuoni, all’improvviso fuori piove. Vedo l’acqua scivolare sui vetri appannati e la guardo pensando a quando, finita la pioggia, potrò andare a raccogliere le lumache che escono dai muri a secco e intanto l’acqua scorre…e allora lasciamo piovere perché l’acqua è indispensabile per la campagna e fa la gioia del contadino.

Autore: Pippo Tumino

Dipinto: Adriana Iacono