IL SUSSURRO DEL MARE

Tanto tempo fa, a forza di contemplare il mare, un bambino si convinse di avere un rapporto profondo e misterioso con esso. Credeva che il suono emesso dall’immensità marina, fosse una sorta di richiamo, giunto da molto lontano destinato soltanto a lui. A volte era un sussurro appena percepibile, altre volte quella voce si tramutava in echi profondi e potenti.Quasi sempre, concentrandosi attentamente, riusciva perfino a capire cosa volesse dirgli.
Erano messaggi semplici, non lunghe frasi articolate, ma brevi parole piene di significato, che lui interpretava come insegnamenti. Avrebbe avuto molte domande da fare al mare, ci provò più volte, ma non ricevette mai alcuna risposta.
Allora pensò che forse il suo amico non potesse sentirlo e che, anche se avesse urlato quelle domande, la sua vocina era nulla rispetto a quella vastità e, nel caso lo avesse udito, il mare aveva così tante cose da fare che lo capiva benissimo se non trovava il tempo di rispondergli. Così a quel bambino tanto riflessivo, bastarono quei preziosi messaggi che, tuttavia man mano cresceva si fecero sempre più rari, fino a quando il mare non gli parlò più.”

Fermo sulla battigia, coccolato dai suoi umidi e delicati tocchi che, in un ciclo irregolare ma continuo, accarezzano i miei piedi destinati lentamente ad affondare sotto il mio peso e nell’amorevole abbraccio della sua mobile e bagnata cornice sabbiosa, mi ritrovo ancora una volta deliziato e incantato al suo cospetto. E allora, mi tornano alla mente le stesse domande che mi frullavano in testa da bambino…

Quel moto perpetuo e inesorabile, accompagnato dal soffio di un sottile fruscio che a volte si fa rombo e altre melodia…da dove viene?
Chi riesce a comporre una così straordinaria sinfonia?
Quei riflessi vibranti che lo accendono in superficie brillando vanitosamente, come piccole e infinite schegge di cristallo luccicanti e ammaglianti…chi lo copre di quelle vesti? Chi genera un simile spettacolo di luci?

Dai giganti degli abissi ai piccoli molluschi aggrappati agli scogli… bizzarre creature popolano le sue acque, ma quante ne conosciamo? E quante restano ancora da scoprire?
Quei cavalloni al galoppo, liberi di rincorrersi su quell’infinita distesa azzurra, potenti e indomabili, con la bianca criniera…chi li spinge alla corsa? Chi li sella?
E quella linea piatta che in lontananza lo sovrasta che alle volte svanisce come per incanto, fondendolo con il cielo…chi la traccia? Chi la cancella?
 
Il fascino delle sue oscure profondità, i misteri dei tesori perduti, l’incanto di un paradiso sommerso e inesplorato, l’eroico coraggio dei primi navigatori…quante leggende, quante avventure.
Uno spettacolo infinito, che emoziona e toglie il fiato che sa dare tanto, ma se vuole riesce a togliere tutto. Chi lo conduce? Chi scrive il suo copione?
Sempre lo stesso incantesimo, come da bambino… nell’attimo in cui i miei occhi annegano nel suo azzurro, mi paralizzo e lo guardo.
Sì, lo guardo e penso…

Autore: Giovanni Leggio

Dipinto: Milena Nicosia