Quando ero ancora bambino trascorrevo i mesi estivi in una nostra casa di campagna, non molto distante dal paese, dove la terra si allontana dagli aspri valloni. Era come un mio piccolo universo: mi appariva una fortezza. Dalla terrazza mi sorprendevo spesso a guardare Roccanormanna, appollaiata sul monte; il suo gruppo di luci rade, la sera, mi dava l’impressione di vedere tante lucciole sparse nella campagna buia. A destra e a sinistra, di giorno si vedevano le colline: alcune calve, altre macchiate qua e là da gruppi di carrubi. Così era la nonna: premurosa e affettuosa. Stava spesso in cucina, dove io rimanevo impressionato soprattutto dal forno in quella cucina interamente nera per il fumo della legna che ardeva sempre; e mi pareva una grande bocca magica la bocca di quel forno che tutto poteva ridare e tutto portare via. Aveva una forma ad arco, e veniva chiusa con una piastra di ferro. Quando arrivava il momento, la nonna toglieva la piastra, e subito scoppiava una gioia generale perché l’infornata veniva fuori ottimamente e tutta la cucina profumava. Allora la nonna canticchiava un motivo propiziatorio e sorridendo mi offriva ‘na cudduredda.
Autore: Federico Guastella
Dipinto: Claudia Clemente
