Oltre i confini del cuore

Veniva da lontano, era piccola piccola e io non l’avevo mai vista… Ma l’aspettavo, la mia era stata una domanda di accoglienza. L’associazione che se ne occupava mi aveva detto di sì, avrei accolto un minore, figlio di un invalido di guerra. Una guerra che aveva devastato quella terra. Quel Paese, abitato da una popolazione mista, con una maggioranza musulmana e una minoranza composta da serbi ortodossi e croati cattolici, era divenuto teatro di una guerra crudelissima, condotta all’insegna della pulizia etnica. Il 21 novembre 1995 fu poi firmato l’accordo di pace che pose fine ai combattimenti ma divise la Bosnia in una Repubblica serba e una Federazione croato-musulmana. Dopo quella guerra, un’associazione italiana si occupò di far venire in vacanza tanti minori, orfani o figli di invalidi di guerra. Non sapevo se fosse stato un maschietto o una femminuccia né quanti anni avesse avuto, sapevo solo di essere pronta ad accogliere e, con me, mio marito e le mie due bambine, pronti anche loro. Arrivarono in tanti, chi più piccolo chi più grande. Scoprii che era una piccola bimba bionda, aveva appena 6 anni e me ne innamorai. Non sapeva una parola di italiano ed era spaventata, era la prima volta che si allontanava dalla sua mamma. Sarei mai riuscita a farla felice, a farle trascorrere una serena vacanza al mare? Si, alla fine di quel primo mese di accoglienza eravamo tutti felici, non solo lei! Con le mie due bambine erano diventati un tutt’uno, il nostro mare a fare da scenario. Lei non lo aveva mai visto il mare e il sole coloro’ la sua pelle bianca, diventò ambrata ed ancora più bella, i suoi capelli fili d’oro ad incorniciare quel visetto meraviglioso. Arrivò in un battibaleno la data della partenza e il doverci salutare mi rattristò tanto, anche se ero consapevole che lei doveva tornare dalla sua famiglia. E adesso la domanda era un’altra: sarebbe ritornata? Si, per tanti anni ancora! Tutti felici di accoglierla e lei di venire da noi, tanto ormai sapeva che sarebbe tornata dalla sua mamma. Tornò fino a quando fu possibile, poi passarono anni che ci sentimmo solo al telefono. Fino a quando all’improvviso, una sera d’estate me la ritrovai nella veranda di casa. Mio marito non avrebbe potuto farmi sorpresa più bella! Era diventata una splendida ragazza e furono giorni incredibilmente meravigliosi. Ci salutammo con la promessa che la volta seguente sarebbe stata lei ad accogliere noi nella sua terra, nella sua casa… Avremmo finalmente conosciuto la sua famiglia. E così fu… L’anno successivo tornammo di nuovo da lei, si sarebbe sposata e noi, felicissimi, suoi ospiti, a ricordare a tutti di quando era arrivata da noi la prima volta. Adesso siamo nuovamente da lei… Lei non è più piccola ma ha un piccolo a cui badare! Si, è diventata mamma di uno splendido bambino con due occhioni blu che ti ci specchi dentro. Io li guardo e non riesco a credere a come sia passato il tempo, a quanto lei ci abbia dato in termini di affetto e attenzione.
La distanza e il tempo non hanno cambiato i nostri sentimenti, anzi si sono rafforzati e saperla felice, nella sua casa con suo marito e il piccolo Vukasin, mi rende serena. Ci ha portati a vedere la casa che stanno costruendo, è in periferia e ci sarà un giardino tutt’intorno. La cucina, la zona living, la loro camera, la cameretta del piccolino… tutto descritto nei minimi particolari… e un’altra camera! Le brillavano gli occhi quando ci ha detto che l’altra camera era per noi, per tutte le volte che vogliamo andare a trovarli. I miei occhi, lucidi per l’emozione, lasciavano traspirare tutta la mia gioia. Al momento dei saluti, pronti a partire, il nostro abbraccio è stato un tumulto di emozioni… Il dispiacere per la partenza, la gioia per aver conosciuto il piccolino, la felicità dei giorni appena trascorsi insieme e la certezza che ritorneremo… Dobbiamo ritornare per poterli vedere felici nella loro nuova casa, per giocare insieme a Vukasin nel loro giardino… per poterci riabbracciare ancora e ancora.

Autore: Pina Distefano

Dipinto: Claudia Clemente