Ho diciassette anni,sono cresciuta imparando che esistono urla capaci di attraversare i muri e silenzi capaci di fare ancora più rumore. Ho visto l’amore indossare maschere che non avrebbe mai dovuto avere. Ho visto mani nate per proteggere trasformarsi in qualcosa da cui avere paura. E mentre il mondo intorno a me si rompeva, ho imparato a raccogliere i pezzi senza che nessuno mi insegnasse come si fa.
Per molto tempo ho creduto che sopravvivere fosse la stessa cosa che vivere.
Poi è arrivato qualcuno che ha lasciato una ferita diversa. Una di quelle che non si vedono nelle fotografie, che non fanno rumore quando nascono, ma che continuano a pulsare anche quando tutti pensano che sia passato tutto. Un amore sbagliato, uno di quelli che entrano nella tua vita promettendo di essere casa e finiscono per lasciarti senza un posto dove tornare.
Da allora porto una cicatrice invisibile. Non la mostro quasi mai. La sfioro soltanto nei giorni difficili, quando il passato bussa alla porta dei miei pensieri e mi ricorda tutto ciò che ho dovuto attraversare per arrivare fin qui.
Eppure, c’è stato chi davvero è stata CASA per me.. Ha cinque anni, un sorriso che sa rimettere insieme il mondo e un nome che per me significa tutto, Clarissa.
Ci sono giorni in cui la stanchezza pesa più dei sogni, giorni in cui il passato sembra ancora troppo vicino. Ma poi penso a quegli occhi che mi guardano, che non conoscono ancora tutta questa cattiveria che c’è, e trovo la forza di rialzarmi ancora una volta. Perché a volte non si resta in piedi per sé stessi. A volte si resta in piedi per chi ci ricorda chi siamo davvero.
Oggi non sto cercando vendette. Non sto cercando di dimostrare che il dolore non mi ha toccata, sto cercando qualcosa di molto più difficile, la pace.
Sto cercando una stabilità che non ho mai avuto, una tranquillità che non dipenda dalle persone che vanno via o da quelle che restano, voglio costruire tanto, vivere come ho sempre voluto, la versione di me che da bambina avrei avuto bisogno di incontrare.
E forse un giorno guarderò indietro e non vedrò soltanto le ferite, ma vedrò una ragazza che è cresciuta troppo in fretta,ma che c’è lha fatta.
Nonostante tutto, ho ancora un cuore capace di amare,devo solo sapere come riaccendere la speranza .
Io ero una persona che cercava di andare avanti come poteva, anche quando dentro sentivo un vuoto che non riuscivo a spiegare bene. Ero forte a modo mio, ma spesso quella forza era solo un modo per non crollare.
Dentro di me avrei voluto vivere qualcosa di più semplice, qualcosa che per gli altri sembrava normale, una figura paterna presente, un punto di riferimento vero, qualcuno su cui contare senza doverci pensare troppo. Avrei voluto avere una famiglia intera, completa, come quella degli altri, dove le cose sembrano al loro posto e non mancano pezzi importanti.
E invece io ho imparato a convivere con le assenze, a riempire i silenzi da sola.. era tutto un mondo che non c’era.
Autore: Vuolo Alexandra
Dipinto: Ilenia Madaro
