Illusorio attimo di caduta dal cielo.
Ti ci ritrovi?
Ti ci ritrovi alle volte senza saperti chiedere perdono, per esserti guardato brutto negli specchi rotti degli altri; altre, colle tue vecchie scarpe di sempre che sanno portarti ai passi sicuri delle tue morti.
Preghiere di lacrime mi sono inventato cantando, e speranze, che a detta mia non sanno morire nemmeno in croce.
Prendi questa vergogna invecchiata, su, annusala e dimmi che non è anche la tua.
Leggine ogni preoccupazione infantile se puoi e per favore disobbedisci a tua madre. Che a tradirti sei tanto bravo… Di nuovo?
Ti sei sporcato? Ecco la fottuta paura.
Sì, ci siamo allurdiati, ma non la coscienza.
Però mi fanno male le ginocchia a furia di frenarmi. Aspettami. Avrò sicuramente di meglio da dirti.
Ci riprovo.
Sono abbandonata a disordini e maleodoranti umori, schiacciata dal qualunquismo e dal pressapochismo mai antichi, più sporchi della bella vita, se vedi.
Ingoio parolacce e mi rassicuro della mia stessa voce notturna che dice “passerà”.
Alle volte ci credo pure. Mi credi?
Ci ho messo tanti anni prima di capire che mi appendevo da sola all’infelicità. Un’impiccagione silenziosa nel cuore delle mie sudate lacrime. Me la prendevo con me come ad una irrimediabile colpa da battere fiera nel petto, perché tanto io avrei sicuro retto la botta. Ho lasciato mi chiudessero a chiave nelle loro ristrette camere infantili e quotidiane lezioni a scorza dura. Coi loro soli modi di pensare allora, mi pensavo. Ho trascorso la mia vita intera a cercarmi da lontano, in un pensiero amico che mi rispecchiasse, in una parola calda che mi riportasse a casa, senza vigliacco timore. Quante disgraziate volte mi sono implorata di cambiare, di espandere meno la gioia vibrante che portavo nel cuore…Shh, non disturbare gli altri dal loro perfetto vivere. Nel solo silenzio ho reso di marmo il mio sacro involucro per evitare di avanzare leggera. Pur di pensarmi, pensa, mi sono lasciata rapire dalla foga di appartenere a qualcuno… “Vuoi tenermi anche a mente?” chiedevo in preghiera senza inginocchiarmi. Ho lasciato sola anche la mia danza, ad ammuffire di ricordi non vissuti. L’ho fatta piangere a mani bucate e bocca asciutta.
Mi sono affezionata a pensieri d’amore pur di sentirmi amata, non sapevo come guardarmi tra gli occhi, se non per aspre vedute di un riflesso mondo mio, quanto nostro, che mi odiava in fondo. Ho smerciato la mia anima pur di essere creduta, credibile ed incredibile soprattutto. Della falsità ne ho svelato ogni pelo, ho fatto in quattro la coscienza per sbirciare al di qua ogni volta che potevo. Al di qua dove sono, di qua dove vivo, qua dove è possibile sentire la vita esistere. Ho smascherato ogni presunto bene vestito da perbenismo e, senza più passi falsi, incedo alle percorribili nuove danze che mi attendono. Ed ancora, ancora, ed ancora Essere, soltanto me.
Autore: Dora Schembri
Dipinto: Milena Nicosia
