La forza di un ricordo
La notizia, trapelata dalla conferenza aziendale, era inequivocabile: tanti posti di lavoro erano a rischio. Tra questi il suo. La rivelazione era arrivata a Sara come un vento gelido, trascinando via con sé le certezze e facendo svanire i sogni.
Per sfogare la frustrazione e stemperare la paura, salì in macchina ed iniziò a guidare, dirigendosi d’istinto verso le colline, senza una meta precisa, percorrendo le carreggiate dal manto stradale improbabile, che si snodavano sinuose lungo i rilievi a lei cari. Erano quelli i luoghi della sua infanzia. Nata e cresciuta nella cittadina che si affacciava su quelle campagne, si era poi trasferita in pianura, sperando in maggiori opportunità di lavoro.
In netto contrasto col suo stato d’animo, Maggio scintillava di coloratissimi bouquet di fiori selvatici e i campi di grano rimandavano agli occhi l’oro sontuoso delle spighe. Abbassò i finestrini e l’aria tiepida di fine Maggio riempì con irruenza l’abitacolo scompigliandole i capelli e frastornandola. Tanto impeto ben si intonava con la sua inquietudine e i pensieri presero via via il passo delle folate di vento che lungo il tragitto danzavano, unendosi da un finestrino all’altro.
L’aria che entrava, quasi a volerla confortare, cominciò a regalarle i profumi caldi e intensi della campagna mediterranea. Timo e origano, salvia, ginestra, acacia…la riportarono a quando era bambina.
Pur nel frastuono dei suoi pensieri, le ritornarono in mente le vacanze nel podere dei nonni. Li aveva persi già da tempo, ma ripensò con nostalgia a quanto affetto le avessero dato. Ripensò al nonno, un gigante nei suoi ricordi, potente e invincibile, sempre pronto a difenderla da chiunque avesse osato farle del male. Quell’uomo, certo, non era mai stato forte e vigoroso come lei lo ricordava e la grandezza rimasta impressa nella sua mente di bambina, era la grandezza dello sguardo, che le arrivava dritto al cuore e riusciva a difenderla dalla paura, dalla rabbia, dalla malinconia, dalla noia …. si commosse … dov’era finito ora quello sguardo, poteva essere svanito nel nulla? Dissolto? Era mai possibile, se c’erano i colori, i profumi, le inquietudini di allora, che mancasse proprio la cosa più importante: lo sguardo profondo, affettuoso del nonno? Provò a concentrarsi su quel ricordo, come fosse presente. Uno sguardo non ha un corpo, non si può toccare, ma genera emozioni, sentimenti, e questi non muoiono ma possono riaffiorare se solo lo si vuole. Ora lei lo voleva, ne aveva un disperato bisogno, aveva bisogno di quelle emozioni, aveva bisogno dello sguardo del nonno, punto solido e rassicurante nel turbinio di quel vento….. E riaffiorarono, insieme all’energia della nonna, all’odore del pane caldo, dei pomodori essiccati al sole e alla sensazione che tutto si aggiusta.
C’erano loro adesso, tutto si sarebbe aggiustato.
Autore: Lucia Distefano
Dipinto: Ilenia Madaro
