C’è qualcosa di eterno in lui, di primordiale. Ha il viso pallido, ossuto e segnato dal tempo. Le rughe sottili e profonde sembrano mappe di ricordi e di sfide affrontate senza mai piegarsi.
Veste abiti polverosi e, ogni volta, mi ricorda una specie di viaggiatore di mondi lontani che attraversa terre sconosciute e, chissà, persino pericolose. La stoffa scura, consumata ma dignitosa, è spesso macchiata di storie mai raccontate, eppure io le percepisco, fitte e palpabili. Sono storie che mi perforano il cuore sottraendogli dei battiti, ma solo per permettere al sangue di sgorgare più energico e rapido. E poi glieli restituiscono.
Ha lo sguardo tagliente come un giudice che valuta senza emozioni e, a volte, sono convinta che riesca a penetrare anche le maschere più robuste. E dentro quegli occhi, si nasconde una luce che sembra in grado di scrutarmi fino a dentro le viscere, e di scoprire segreti che nascondo persino a me stessa. Sono di un’intensità che lascia senza fiato. Osservano e penetrano. Giù. Fino a graffiare la pelle dell’anima.
Di giorno si muove con passi misurati, quasi per paura di calpestare il terreno. Parla poco, ma quando lo fa, le sue parole sono scelte con cura, pensate per scuotere la coscienza.
Di chi ne possiede una.
In molti dicono che sia solitario, eppure dietro quella solitudine si nascondono sentimenti profondi, convinzioni radicate. Non cerca approvazioni, non si cura delle apparenze. La sua presenza è una sfida, un incoraggiamento all’autorevolezza, a non perdere mai di vista ciò che conta davvero.
Ma, a volte, nel silenzio della notte, lo sento respirare con lentezza, come ad assaporare ogni istante di vita. E, in quei momenti, sembra che il tempo si fermi.
E’ uno che ha conosciuto delusioni, tante. Sconfitte, infinite. Ma anche vittorie mute. La sua forza sta nel sapersi rialzare, nel guardare avanti con occhi che non si arrendono. Ha una dignità che non può essere scalfita, un’energia potente che si percepisce dal modo in cui porta il suo peso nel mondo. Eppure, c’è un dettaglio che spesso dimentica, un segreto che in pochi intravedono. Forse la verità più difficile da accettare.
Lui non è un uomo, anche se spesso si crede tale. Lui è un sentimento.
Il più arrogante di tutti e il più antico. Ha un nome altrettanto presuntuoso. Si chiama orgoglio.
Si dà una forma, si personifica. A volte decide lui per me. Ma io, che sono la sua ombra, so che dietro quella corazza dura batte un cuore che pulsa forte, ma che non sa chiedere aiuto, che non si mostra mai fragile.
E mentre lui si innalza fiero, io aspetto in silenzio che si sbilanci, che sbagli, che lasci trasparire la verità che non dice. Perché, in fondo, anche lui, il mio caro orgoglio, ha bisogno di essere amato, anche se non lo ammette mai. E io lo amo, come si amano le cose rare e preziose, con passione, rispetto e un cuore che pulsa forte al pensiero di proteggerlo sempre.
Autore: Zina Fehri
Dipinge: Simone Favero
