COME LA DANZA DEI DERVISHI

Cammino lungo una stradina di campagna a circa quattro km da casa mia, non ho una meta precisa, mi lascio guidare dai miei piedi. Seguo la strada che mi ricollega alla città e vedo due stradine sterrate una destra ed una a sinistra.

Giro lo sguardo verso destra e vedo una CROCE, mi si riempie il cuore di gioia.

Lì sembra tutto perfetto, sento un grande senso di pace. Vedo una CROCE, in mezzo ai campi verdi brizzolati di papaveri e margherite, il cielo azzurro, il sole caldo e due farfalle bianche che danzano intorno a me. Sembra un dipinto.

C’ è uno scambio di luce tra me e la CROCE, sento di essere nel posto giusto.

Non posso avvicinarmi troppo, poiché c’ è una pozzanghera sulla quale posso riflettermi. Mi fermo dinanzi alla pozzanghera grigia, scura e fangosa, vedo me stessa esattamente così come sono nel PRESENTE, affaticata dalla vita. Quell’ immagine mi inquieta.

Così guardo la CROCE e subito dopo la POZZANGHERA, vedo me bambina, avevo nove o forse dieci anni, sola, triste, senza via di scampo, con tanti pesi da portare sulle spalle. PIANGO per la commozione, mi spiace per quella bambina ferita, così mi avvicino per abbracciarla, le accarezzo il viso con tutto l’amore che sento.

Porto gli occhi verso destra, alla MIA CROCE, e poi alla POZZANGHERA grigia, scura e fangosa e vedo me stessa un po’ più avanti nel tempo, ma non troppo. Indosso una gonna lunga bianca ed un grande mantello nero, ruoto su me stessa e danzo con la mano destra rivolta verso il cielo e la mano sinistra rivolta verso la TERRA, come nella DANZA DEI DERVISHI.

Ruoto su me stessa e danzo senza mai perdere l’equilibrio, senza mai perdere la centratura”.

Lì in quella pozzanghera c’era tutta la mia vita, IL PASSATO, IL PRESENTE E IL FUTURO.

Il bianco e il nero sono i colori della Creazione.

Non c’è luce che non provenga dal buio, sebbene la luce è luce e il buio è buio, senza mescolanza e confusione. Spesse volte la Luce è nascosta agli occhi di coloro che la cercano.

Inizia così la danza della vita che, imitando la ciclicità delle stagioni e girando su sé stessa, tende una mano al cielo e l’altra alla terra per ricevere e donare. Non si può donare ciò che non si è ricevuto.

Il cammino della vita non è fatto solo da mete da raggiungere. Nel viaggio della vita, la strada è metafisica, prescinde da ogni vittorioso traguardo determinato dall’ EGO.

“Mostrati per ciò che sei e non per quello che dovresti essere” è scritto nella veste dei Dervishi.

La danza della vita mostra chi siamo veramente, cosa viviamo, cosa proviamo, come stiamo.

La danza della vita mostra non dimostra.

Un vero cammino non è rettilineo e neanche perfettamente ciclico, ma è un cammino a spirale.

Vede il ripetersi di eventi meravigliosi e disastrosi ma si dirige verso un Centro che, forse, misconosciamo.

Quel Centro desidera ardentemente incontrare il viaggiatore e, prima o poi, lo raggiunge.

Quel centro è il nostro cuore ed è proprio lì che io volevo andare.

Autore: Gisella Guastella

Dipinto: Simone Favero