RITORNO A CASA

Antonio abitava un casolare dimenticato, davanti a un castello che sembrava troppo grande per il tempo, il castello Maniace. Tra loro, solo una lama d’acqua chiara. La terra, intorno, parlava piano: grano pallido senza confini, ulivi carichi di luce, e il mare del Plemmirio — sempre lo stesso — che cambiava colore senza chiederlo.
Una mattina Antonio si svegliò mentre il giorno stava ancora decidendo di esistere. Attraversò le stanze e salutò i genitori con parole leggere, e uscì.
C’era vento, veniva dal mare e portava qualcosa di diverso.
Sulla strada verso la città, Antonio si accorse che i gesti degli altri erano cambiati: troppo veloci, o troppo vuoti, come se sapessero qualcosa che lui ancora non sapeva. Incontrò un pescatore, con il sale addosso, che tornava indietro senza pesci.
«Che succede?» chiese Antonio.
Il vecchio lo guardò appena, come si guarda qualcosa che sta già per scomparire.
«È arrivata», disse «la guerra».
Poi se ne andò, confondendosi tra le cose secche e lontane.
Era il 10 giugno 1940.
Molto tempo dopo — o forse subito — Antonio si distese sull’erba rossa, accanto a nomi che non conosceva. E lui, finalmente, smise di tornare.

Autore: Alberto Gianno

Dipinto: Mario Occhipinti