il nonno

A pranzo e a cena il nonno sedeva a capo tavola, e avviava lui il nostro pasto, spesso con una delle sue battute spiritose, dopo avere lanciato fuori dalla finestra con un tiro preciso il mozzicone del sigaro spento. Era un grande fumatore, il nonno: aveva le dita macchiate di nicotina e i denti anneriti. Quando leggeva poesie dialettali, mi entusiasmava tanto per la sua bravura: le leggeva con molta passione! E, come un cantastorie, intratteneva per ore la piccola comunità familiare: in tutto, fra zii e cugini, eravamo una minuscola tribù. Ricordo che una sera ci raccontò che, durante il fascismo, dopo averlo picchiato a dovere, aveva ficcato il gerarca del paese, in una cassa da morto. Aggiunse poi, con orgoglio, che aveva nascosto nella dependance della casa di campagna – bene occultate dove si conservavano le derrate alimentari e gli arnesi di lavoro – parecchi disertori suoi compaesani, ricercati dai militi in camicia nera. Leggeva sempre il nonno. Nella stanza più arieggiata e spaziosa c’era la sua biblioteca con tanti libri accuratamente ordinati in apposite vetrine a scaffali, poste lungo le pareti. Un giorno di settembre si recò alla vigna e gli mancò la forza per sollevare una gerla piena di grappoli raccolti.

Autore: Guastella Federico

Dipinto: Adriana Iacono