Avevo otto anni quando un incidente in cucina con un tritacarne elettrico ha cambiato per sempre la mia mano e il mio percorso di vita. In un attimo, la spensieratezza dell’infanzia ha lasciato il posto a ospedali, interventi e a una cicatrice visibile che avrebbe segnato il mio rapporto con il mondo. Crescere non è stato facile: tra sguardi curiosi, silenzi e la paura di non essere accettata, ho dovuto imparare di nuovo a fare tutto, un passo alla volta.
Eppure, proprio dentro quella fragilità, è nata una promessa riecheggiata nelle parole di una canzone che mi avrebbe accompagnata per sempre: “Non mollare mai!!”
Lungo il mio cammino non sono mai stata sola. L’amore incondizionato della mia famiglia, le amicizie vere capaci di superare ogni distanza e la fede vissuta come rifugio silenzioso sono stati l’ancora a cui aggrapparmi nei momenti di sconforto. Crescendo, ho cercato la mia strada mettendomi alla prova in ambiti diversi: per oltre dieci anni ho lavorato come babysitter, scoprendo nel prendersi cura dei bambini una dimensione profonda di me stessa, fatta di pazienza e dedizione. Successivamente ho sperimentato la delicatezza del lavoro in erboristeria e, infine, la disciplina concreta nell’impresa di pulizie, come cameriera ai piani, guidata da colleghi speciali che mi hanno insegnato ad avere coraggio anche nelle mansioni più umili.
Nonostante le delusioni e qualche incontro che non accettava la mia mano così com’era, non ho mai smesso di credere nell’amore. Così è arrivato Guido. Con la sua gentilezza discreta e la sua presenza concreta, mi ha accettata senza fare domande, incoraggiandomi e credendo nelle mie capacità.
La vita ci ha poi regalato la gioia più grande: la nostra bambina, Elisabetta. Un pomeriggio di Natale, mentre preparavamo i biscotti insieme, mia figlia ha notato la mia mano, ha ricordato la raccomandazione di non toccare i macchinari pericolosi e, con la purezza che solo i bambini possiedono, mi ha preso la mano dicendo: «Mamma, niente ci fa, ti do un bacino e ti passa».
In quel gesto semplice e meraviglioso si è chiuso un cerchio lungo venticinque anni. Ho capito che le fatiche, il dolore e le paure avevano trovato un senso: trasformarsi in amore puro.
Oggi non vedo più la mia cicatrice come una mancanza, ma come il simbolo di ciò che ho saputo costruire. La mia storia è la testimonianza sincera che dentro ognuno di noi esiste una luce che nessuna ombra può spegnere, e che la felicità si nasconde nei gesti più piccoli. Basta solo non mollare mai. Ricordatelo.
Autore: Di Rosa Maria Carmela
Dipinto: Claudia Clemente
