{"id":2045,"date":"2025-07-11T21:58:29","date_gmt":"2025-07-11T19:58:29","guid":{"rendered":"https:\/\/raccontamidite.com\/?p=2045"},"modified":"2025-07-11T21:58:33","modified_gmt":"2025-07-11T19:58:33","slug":"una-serata-di-maggio-in-compagnia-di-mio-nonno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/raccontamidite.com\/index.php\/2025\/07\/11\/una-serata-di-maggio-in-compagnia-di-mio-nonno\/","title":{"rendered":"UNA SERATA DI MAGGIO IN COMPAGNIA DI MIO NONNO"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quando mi hanno detto che sarei diventato padre, non trovai altro da fare che pensare a mio padre. E mi guardai pure allo specchio, non mi vergogno a dirlo, per scoprire che di colpo non somigliavo pi\u00f9 n\u00e9 a mio padre n\u00e9 a mia madre. Ma a mio nonno. S\u00ec, proprio a lui, a quel povero cristo, alto e austero che il padreterno, in un giorno di negligenza, era \u201csdirupato\u201d su una vallata, a sud della Sicilia, senza alberi senza fichidindia. Un pezzo di Sicilia, incagliato tra gli altipiani degli Iblei e le colline antistanti alla riviera, ma che della Sicilia bedda, quella amata e spupazzata dal cinematografo, non aveva proprio nulla. Nemmeno l\u2019orgoglio di avere dato i natali, si dice cos\u00ec, a Salvatore Quasimodo e al Gian Battista Odierna: che erano certamente persone illustri e in quanto tali potevano essere comodamente liquidati, come i baroni, con una levata di coppola e un \u201cvoscenza \u2018bbenedica\u201d. Che ne sapevamo noi della letteratura e della matematica, della storia e dei miti, delle verit\u00e0 e degli inganni che avevano attraversato la Sicilia?<br>Certo, la sera, se tu bambino non fossi riuscito proprio a dormire, avresti trovato pur sempre un nonno, un padre, uno zio o comunque un sant\u2019uomo disposto a prenderti sulle ginocchia e a rassicurarti. Ma le favole, le nostre favole, non avevano n\u00e9 la semplicit\u00e0 della parola n\u00e9 la lucentezza del racconto. Erano per lo pi\u00f9 trame impastate di \u201cpane e tumazzu\u201d, di sottintesi compiaciuti, di ammiccamenti ruffiani, di complicit\u00e0 innocenti e beffarde. Telegrammi immaginari, li avrebbe chiamati Francis Scott Fitzgerald. Ma che ne sapeva, mio nonno, de \u201cIl grande Gatsby\u201d e di tutte le altre diavolerie americane? Una sera \u2013 avevo forse sei o sette anni \u2013 mio nonno vide che tremavo dalla paura. Gli confessai che la maestra ci aveva parlato dei fantasmi e che, parlando parlando, quel pensiero si era ingrottato, nefasto e serpigno, nella mia mente. Per un pronto accomodo, cambi\u00f2 discorso. Mi raccont\u00f2 che lui invece, aveva incontrato banditi e briganti, altro che fantasmi; e che un giorno, lungo la trazzera di Malavita (una localit\u00e0 fra Ragusa e Santa Croce Camerina), un nome e un incubo, era stato persino fermato da due picciotti col viso coperto \u2013 \u201cinfacciolati\u201d, diceva lui \u2013 venuti dalla citt\u00e0 di Vittoria o gi\u00f9 di l\u00ec, ma certamente mandati da quel vicarioto che rispondeva al nome di Salvatore Falcone: s\u00ec, proprio lui, il terribile delinquente, il re della mala vita iblea, quello che si era fissato di somigliare a Tyrone Power e che aveva avuto anche il fegato di dettare, prima di morire ammazzato, le poche ma sentite parole da scrivere sulla sua tomba. Due versi con rima baciata: poveri sogni miei alati e muti, come uccelli di bosco siete caduti.<br>\u201cVedi, figlio mio, quante avversit\u00e0 e quante male persone? Eppure, sono rimasto sano e pieno di vita\u201d, concludeva. Perch\u00e9 lui, mio nonno, sapeva come allontanare briganti e fantasmi che si avvicinavano alla sua terra della sciumara (terreno vicino al fiume Irminio), terra di pietre e grano duro: bastava andare di notte nel campo di fave, laggi\u00f9 lungo il fiume, nel feudo della baronessa di Arezzo; bastava camminare quatti quatti lungo i rovi che marcavano il confine, e il sortilegio avrebbe allontanato ogni anima nera. Una premessa ammaliante che, agli occhi di un bambino, inevitabilmente fiammeggiava di eroismo, di epopea misera e gigante: quale piccolo Sancho Panza non avrebbe seguito, altero e mansueto, quel grande Don Chisciotte? Per quasi un\u2019ora camminammo di notte a cavallo di un mulo baio, lui davanti e io in groppa, alla luce di nuvole chiare. Me ne stavo aggrappato, con le mani e con l\u2019unghia, al suo scapolare verdastro; gli occhi sgranati dall\u2019attesa e dal mistero. Mi veniva da piangere, ma l\u2019avventura non prevedeva n\u00e9 lacrime n\u00e9 singhiozzi. Solo silenzio: perch\u00e9 il rumore avrebbe svegliato i cani e i campieri della baronessa; e a quel punto, buonanotte ai suonatori. Era anche vietato parlare: \u201cSe il mulo \u00e8 muto, tu perch\u00e9 parli?\u201d. E cos\u00ec, acquattati e silenti, ci addentrammo nel campo delle fave. Delle fave verdi, quelle col baccello succoso e vellutato. Le cogliemmo a manate. \u201cMangia, figghiumiu, ch\u00e9 i fantasmi se ne vanno\u201d. \u201cAnche i briganti?\u201d. \u201cAnche i briganti\u201d. E appanzati come non mai, tornammo a riprendere il mulo.<br>Potr\u00f2 mai raccontare una favola cos\u00ec \u2013 tenera e scellerata \u2013 a mia figlia, nata a Comiso (citt\u00e0 di Bufalino e di Salvatore Fiume\u2026), e che, per una civetteria del destino, porta lo stesso nome della figlia del mio mito storico Giulio Cesare \u201cGiulia\u201d? Cinquanta e passa anni fa, la notte in cui sazi e stregati tornammo dal campo di fave \u2013 era stata una notte di insonnia ribalda e ghibellina \u2013 ricordo che mi addormentai serenamente, con la dolcezza dell\u2019infanzia, senza sussulti e senza paure. Mi rassicurava la memoria di un odore \u2013 l\u2019odore dello scapolare verdastro \u2013 e di una epopea che, come nell\u2019Ulysses, aveva incrostato di una \u201cscorza salina\u201d la vecchiaia di mio nonno. E me lo conservava giovane come un\u2019anguilla, iridato di squame e di mare, forte e bello come tutti gli eroi. Quale epopea, quali fantasmi, quali odori potr\u00f2 mai condividere io con mia figlia? L\u2019altro ieri, era di maggio, ho comprato al mercato un sacco bello di fave, ce n\u2019erano a quintalate sui banconi del Mercato del mercoled\u00ec a Ragusa. Mi rosicchiava dentro un filino di nostalgia e, arzillo come non mai, l\u2019ho portato a casa, pronto per chiss\u00e0 quale orgiastico rito della memoria. Ma non ho invitato, al banchetto, la mia unica figlia perch\u00e9 sta studiando all\u2019universit\u00e0 di Bologna\u2026 e sentendola stava gi\u00e0 degustando le piadine romagnole\u2026 come siamo distanti anni luce con la Giulia\u2026 ma l\u2019amore per la nostra terra \u00e8 viva in Lei come in me, e ci\u00f2 mi rallegra il cuore come quella sera in cui mangiai le fave della baronessa\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Autore: Salvatore Battaglia<\/p>\n\n\n\n<p>Dipinto: Ilenia Madaro<\/p>\n<div style=\"margin: 20px 0;\"><div class=\"qrcswholewtapper\" style=\"text-align:left;\"><div class=\"qrcprowrapper\"  id=\"qrcwraa2leds\"><div class=\"qrc_canvass\" id=\"qrc_cuttenpages_2\" style=\"display:inline-block\" data-text=\"https:\/\/raccontamidite.com\/index.php\/2025\/07\/11\/una-serata-di-maggio-in-compagnia-di-mio-nonno\/\"><\/div><div><a download=\"UNA SERATA DI MAGGIO IN COMPAGNIA DI MIO NONNO.png\" class=\"qrcdownloads\" id=\"worign\">\r\n           <button type=\"button\" style=\"min-width:400px;background:#c8fd8c;color:#000;font-weight: 600;border: 1px solid #dddddd;border-radius:4px;font-size:12px;padding: 6px 0;\" class=\"uqr_code_btn\">Download QR<\/button>\r\n           <\/a><\/div><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando mi hanno detto che sarei diventato padre, non trovai altro da fare che pensare a mio padre. 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