{"id":1897,"date":"2024-07-25T16:08:42","date_gmt":"2024-07-25T14:08:42","guid":{"rendered":"https:\/\/raccontamidite.com\/?p=1897"},"modified":"2024-07-25T16:08:43","modified_gmt":"2024-07-25T14:08:43","slug":"mio-padre-e-il-suo-caffe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/raccontamidite.com\/index.php\/2024\/07\/25\/mio-padre-e-il-suo-caffe\/","title":{"rendered":"Mio padre e il suo caff\u00e8"},"content":{"rendered":"\n<p>Abitavamo in una casa di quelle con le scale, non era piccola ma scomoda, si. Lo riconosco<br>ora perch\u00e9 allora, invece, mi sembrava una bella casa grande. Appena aprivi quel portone di<br>legno ti ritrovavi davanti ad una larga scala di marmo che ti portava al primo piano dove la<br>porta che ti si apriva di fronte ti immetteva in un grande salone con il marmo. Da un lato c&#8217;era<br>la classica stanza da pranzo, con il tavolo e le sedie e, sulla sinistra, una vetrina con i servizi<br>buoni, quello dei bicchieri e quello dei piatti che comprendeva anche il servizio di caff\u00e8.<br>Stavano l\u00ec in bella vista senza mai essere usati, presi in mano solo quando facevamo le pulizie<br>di Pasqua. E allora si tiravano fuori, si lavavano e si rimettevano al loro posto, pronti per non<br>essere usati.<br>Dall&#8217;altro lato tutto attorno alle pareti, ricoperte da una carta da parati in stile, c&#8217;era un divano<br>che seguiva l&#8217;irregolarit\u00e0 delle pareti, era stato il nostro tappezziere di fiducia a realizzarlo.<br>Tra una seduta e l&#8217;altra aveva creato anche delle basi di appoggio in cui venivano poste le<br>innumerevoli bomboniere, ricordo di ricorrenze varie. Troneggiava tra queste una lampada<br>con tanti fili che si accendevano e cambiavano colore e chiunque venisse a casa era tentato di<br>passarci la mano, tra quei fili cangianti. Fili di luce che a tratti illuminavano i quadri appesi<br>alle pareti, erano quadri ricamati a mezzo punto da me e da mia sorella, raffiguravano donne<br>coi libri in mano o paesaggi campestri e dietro la loro realizzazione c&#8217;erano ore di paziente e<br>laborioso lavoro tra mille fili colorati. Altri fili li ritrovavi sui cuscini appoggiati sui divani\u2026<br>Fili di punto in seta minuziosamente ricamati da mia madre, erano bouquet di fiori che<br>sembrava potessi cogliere!<br>Alla sinistra del lungo divano prendeva posto una piccola libreria con la Treccani,<br>l&#8217;enciclopedia per eccellenza. Tanti volumi che racchiudevano scienze, lettere ed arti ed<br>arricchita da altri volumi di aggiornamento. L&#8217;avevano pagata a rate da uno di quei<br>rappresentanti porta a porta e andavano fieri dell&#8217;acquisto fatto, seppur con tanti sacrifici. Era<br>di un bordeaux lucido bordato oro, faceva arredamento ma i miei non l&#8217;avevano comprata per<br>questo ma per permetterci di poter fare le nostre ricerche. Una buona scusa per poter entrare<br>in quel salone in cui avevamo vietato l&#8217;accesso se non quando venivano amici e parenti a farci<br>visita.<br>Al centro un grande tavolino di vetro, con centrini che se non spolveravi per un po&#8217;<br>tracciavano il loro disegno! Su di essi un massiccio posacenere di cristallo, il portadolci<br>chiuso con il coperchio anch&#8217;esso di cristallo e un grande vassoio d&#8217;argento, eredit\u00e0 dei nonni.<br>Due porte finestre con tende, mantovane e porta-embrasse ti immettevano in un lungo<br>balcone che quando passava il santo patrono in processione potevi toccarlo e, in<br>quell&#8217;occasione, parenti e amici salivano su da noi per prendere un caff\u00e9, servito su un grande<br>vassoio con il servizio buono e i cucchiaini d&#8217;argento, accompagnato da dolcetti vari.<br>Ma in quel piano la cucina non c&#8217;era\u2026<br>Dovevi salire su per le scale per ritrovarti in cucina. E prima di arrivare in quel lungo e stretto<br>cucinino, cos\u00ec lo chiamavamo, dovevi attraversare la sala da pranzo con il suo tavolo tondo e,<br>da una porta a soffietto in plastica, finalmente entravi e ti inebriavi di odore di caff\u00e9.<br>La moka stava sempre l\u00ec, pronta a fare il suo lavoro, con il suo manico di bachelite che se non<br>stavi attento a regolare il gas si surriscaldava. Accanto, sul ripiano di formica, il contenitore<br>in latta con chiusura ermetica contenente il caff\u00e9 macinato. Eh s\u00ec, perch\u00e9 mia mamma lo<br>sapeva bene che il tipo di barattolo dove conservare il caff\u00e8 fa davvero la differenza. Non<br>puoi conservarlo in un barattolo trasparente, in quanto la luce accelera il processo di<br>invecchiamento, alterandone la qualit\u00e0 e la freschezza. Ecco perch\u00e9 bisogna tenerlo al riparo<br>da aria, umidit\u00e0 e calore, al fine di preservare le caratteristiche aromatiche il pi\u00f9 a lungo<br>possibile.<br>Credo che mia mamma avesse sapientemente scelto e acquistato questa latta nello stesso<br>posto in cui comprava il caff\u00e8. E non era una bottega perch\u00e9 l\u00ec vendevano quello nei<br>sacchetti, gi\u00e0 confezionato e, invece, lei ci teneva che glielo macinassero davanti, per questo<br>lo prendeva sempre nello stesso posto. Era una torrefazione in corso Italia, salendo sulla<br>destra, ci entravi da una porticina e quando eri dentro ti inebriavi di odori. In bella vista<br>chicchi di caff\u00e8 che venivano tostati, miscelati per ottenere tanti gusti, tanti odori, profumi<br>diversi.<br>Cambiavano anche i prezzi a seconda della miscela e lei, ancora oggi, dice che ne sceglieva<br>una che non costava &#8220;n\u00e9 picca n\u00e9 assai&#8221;! Ma non poteva non comprarlo l\u00ec perch\u00e9 mio padre,<br>grande bevitore di caff\u00e8, si sarebbe accorto se lo avesse comprato in bottega, gia&#8217;<br>confezionato.<br>E lo rivedo ancora, soleva bere il suo caff\u00e9 proprio in quel cucinino. Stava l\u00ec, ritto, all&#8217;impiedi<br>davanti a quella piccola finestra bevendo il suo caff\u00e9, lentamente, e si accendeva la sua<br>sigaretta. Fumava Nazionali senza filtro, non so perch\u00e9\u2026 Forse perch\u00e9 costavano meno o<br>perch\u00e9 si gustava tutto il gusto del tabacco. Non glielo chiesi mai. Aspirava il fumo della<br>sigaretta, tenendo la tazzina in mano. A volte lo finiva e ne aggiungeva un altro po&#8217;, tutto<br>immerso nei suoi pensieri, guardando fuori\u2026 Non ho mai saputo se fosse consapevole della<br>fortuna che aveva o se i suoi occhi guardassero solo per vedere l&#8217;ora.<br>Tra i tanti tetti si riusciva a vedere nitidamente l&#8217;orologio della chiesa di San Giorgio che con<br>i suoi rintocchi scandiva il tempo. Non credo mio padre sapesse che stava guardando un bene<br>protetto dall&#8217;Unesco, mirabile esempio di arte barocca. A lui importava della sua sigaretta<br>mirabilmente accompagnata dal suo caff\u00e9!<br>E quel caff\u00e9 bevuto l\u00ec in solitudine non era lo stesso di quello che mia mamma preparava per i<br>suoi ospiti che l&#8217;attendevano giu&#8217;, nel salone. Lo preparava con cura e poi giu&#8217; per le scale con<br>la moka in mano, stando attenta a che non se lo rovesciasse addosso.<br>Il vassoio con le tazzine del servizio buono erano pronte ad accogliere quella bevanda<br>ricavata da semi torrefatti e macinati in polvere e gli ospiti gradivano quell&#8217;offerta ma credo<br>che non lo gustassero a fondo, almeno non come facesse mio padre nel cucinino, solo con i<br>suoi pensieri.<br>Gli ospiti erano distratti dalle chiacchiere, dal vociare che arrivava dalla strada, i bambini che<br>giocavano nel lungo balcone, aspettando che il santo passasse.<br>Una voce all&#8217;improvviso: &#8220;Arrivano!&#8221;<br>Di fretta, gli ospiti posavano le loro tazzine, uscivano fuori in balcone ed ecco cominciare a<br>sentire il rullo dei tamburi che annunciavano l&#8217;arrivo degli sbandieratori con i loro mille<br>colori.<br>Stupiti, grandi e piccini vedevamo sventolare quelle bandiere e, quando le lanciavano in aria,<br>potevamo quasi toccarle ma arretravamo di un passo per paura di essere colpiti.<br>Che ressa in quel lungo balcone! E quanti &#8220;oh!&#8221; di meraviglia, spenti &#8211; poi &#8211; dall&#8217;arrivo di San<br>Giorgio con il suo cavallo bianco. Era vestito come un antico soldato, armato di una lancia<br>d&#8217;argento pronta ad uccidere il terribile drago. Era portato a spalla dai fedeli e si faceva strada<br>tra luminarie dai colori vivaci, tra le confraternite con i propri stendardi e gonfaloni. Dietro il<br>santo la banda musicale sfilava con orgoglio, ostentando gli strumenti lucidati di tutto punto.<br>Clarinetti, grancasse, piatti, tamburi, trombe e tromboni suonati con passione da uomini in<br>giacchetta che rallegravano la folla di devoti, attorniata da un nugolo di ragazzini in corsa.<br>E noi l\u00ec a guardare la processione passare, qualcuno a fischiettare i melodici e ritmati<br>motivetti e tutti a farsi il segno della croce, non so se per augurio o per scongiuro.<br>Passata la processione i bambini rimanevano in balcone a giocare, i grandi entravano e c&#8217;era<br>chi chiedeva ancora del caff\u00e9 che mia madre prontamente serviva.<br>Era tutto cos\u00ec spontaneo, sincero e il caff\u00e8, di certo, accompagnava questi momenti di<br>condivisione, tranquillit\u00e0 e gioia. Una piacevole pausa in una domenica di festa, quella del<br>Santo patrono, annunciata di buon mattino dal suono delle campane e dallo sparo di colpi a<br>cannone.<br>Era un vero e proprio momento di convivialit\u00e0, caratterizzato da allegria e spensieratezza di<br>grandi e piccini. Il tutto scandito dal tintinnio dei cucchiaini d&#8217;argento che sbattevano dentro<br>le tazzine di caff\u00e9, sembrava quasi un rito!<br>Ma certo non era il caff\u00e8 bevuto da mio padre in quel cucinino! Credo che il suo fosse<br>veramente un rito, un appuntamento fisso, un lento caff\u00e9 con il suo odore avvolgente, il<br>tintinnio del cucchiaino, non certo d&#8217;argento, in una tazzina che non era quella del servizio<br>buono. E poi la sua Nazionale senza filtro, quel fumo che s&#8217;innalzava a lente volute\u2026 Lo<br>sguardo perso, fuori da quella finestrella che si affacciava su un panorama superlativo, tra i<br>tetti il duomo che si stagliava contro un cielo a volte grigio, altre azzurrissimo.<br>Tutto concorreva a riattivare i sensi e a dargli la giusta carica per affrontare un nuovo giorno.<br>Non sarebbe stata la stessa cosa senza quel caff\u00e9!<\/p>\n\n\n\n<p>Autore: Pina Distefano<\/p>\n\n\n\n<p>Dipinto: Adriana Iacono olio su tela 80&#215;40 cm<\/p>\n<div style=\"margin: 20px 0;\"><div class=\"qrcswholewtapper\" style=\"text-align:left;\"><div class=\"qrcprowrapper\"  id=\"qrcwraa2leds\"><div class=\"qrc_canvass\" id=\"qrc_cuttenpages_2\" style=\"display:inline-block\" data-text=\"https:\/\/raccontamidite.com\/index.php\/2024\/07\/25\/mio-padre-e-il-suo-caffe\/\"><\/div><div><a download=\"Mio padre e il suo caff\u00e8.png\" class=\"qrcdownloads\" id=\"worign\">\r\n           <button type=\"button\" style=\"min-width:400px;background:#c8fd8c;color:#000;font-weight: 600;border: 1px solid #dddddd;border-radius:4px;font-size:12px;padding: 6px 0;\" class=\"uqr_code_btn\">Download QR<\/button>\r\n           <\/a><\/div><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abitavamo in una casa di quelle con le scale, non era piccola ma scomoda, si. 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