{"id":1213,"date":"2022-03-05T22:42:10","date_gmt":"2022-03-05T21:42:10","guid":{"rendered":"https:\/\/raccontamidite.com\/?p=1213"},"modified":"2022-03-06T07:28:51","modified_gmt":"2022-03-06T06:28:51","slug":"treni-lunghissimi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/raccontamidite.com\/index.php\/2022\/03\/05\/treni-lunghissimi\/","title":{"rendered":"Treni lunghissimi"},"content":{"rendered":"\n<p>Mia madre portava cappotti bianchi e colli di pelliccia. Guanti di pelle rossa e sciarpe di\u00a0velluto. Aveva una banda di capelli neri che aggiustava spesso con le sue dita\u00a0lunghissime. Mani sul viso come farfalle. Io odoravo le sue giacche di nascosto, la mattina\u00a0prima che ci dividessimo per andare a scuola. Il profumo Presage e la cipria Coty. Ed era il\u00a0modo per distaccarmi da quel mio amore. La paura mi prendeva lenta nelle ore\u00a0successive, rivedevo i suoi denti e il loro biancore le labbra scostate, di fiamma. Teneva il\u00a0rossetto nella sua borsa, uno specchietto e il pettine d&#8217;oro vero. Un fazzoletto bianco\u00a0stiratissimo, la foto di me bambina in posa vezzosa. Partivamo io e lei. Prendevamo treni\u00a0lunghissimi per andare a Milano, la notte trascorsa insieme in\u00a0cuccette strette dai sedili\u00a0unti. Lei mi teneva la mano. Io non la lasciavo mai. Era il primo amore. Era il tutto della\u00a0mia vita breve. Accarezzavo le sue braccia scoperte, lei cantava dondolando la testa, gli\u00a0occhi leggeri. La pelle bruna di siciliana, dichi ha visto il mare tutti i giorni. Passeggiavamo\u00a0per la citt\u00e0, sostavamo alle vetrine, tornavamo lentamente a casa. Io vicina a lei. Faceva la\u00a0maestra e ne era felice. Andavo a trovarla. Camminava alta nei corridoi della scuola,\u00a0fendendo aria e cuori dibimbi. La attendevo nei giorni di pioggia: stringeva il suo cappotto,\u00a0mi tendeva la mano e cos\u00ec strette andavamo.Quando si ammal\u00f2 era primavera e poi si fece estate presto. La accompagnavo negli\u00a0ospedali di grandi citt\u00e0 lontane. La lasciavo l\u00ec, lei consenziente e abbattuta. Dimenticando\u00a0il mare e la casa. Milano nelle sere d&#8217;autunno, le sue strade e i negozi le insegne e i bar.\u00a0Messina e i suoi viali, la costa illuminata e la guerra. Si ammal\u00f2 mentre era ancora felice.\u00a0Stavamo nei treni e dormiva esausta, non pensava ai medici che avremmo incontrato, alle\u00a0cure da fare. Guardavamo dai finestrini la Sicilia che scompariva veloce. Sfogliavamo\u00a0giornali. Portava sempre un foulard al collo. Le medicine non servivano. Gli interventi\u00a0chirurgici si susseguivano. Diventarono troppi. Stavamo insieme. Spesso sorridevamo.\u00a0Spesso ricordavamo. Aveva forti nostalgie, cantava e dimenticava il brutto della malattia.\u00a0Io continuavo ad odorare i suoi cappotti. Ad aprire gli armadi per sentire il profumo che mi\u00a0investiva, leggero e denso. Era lei. Era l&#8217;infanzia.\u00a0Giocava con mia figlia dandole piccoli baci sulla fronte, ogni giorno trascorso con lei, con\u00a0sguardi delicati. Era un amore solo il nostro, che non si divideva. Stava in casa e non se\u00a0ne lamentava, guardava\u00a0dalla finestra la citt\u00e0 distesa e pensava alla sua che era lontana,\u00a0al mare dello stretto. L&#8217;ultima malattia fu devastante, vergognosa per lei. Le tolse del tutto\u00a0il sorriso. Le badanti si susseguivano, le necessit\u00e0 aumentavano. Parlavamo sedute sul\u00a0suo divano preferito e immaginavano un futuro guardando i suoi vestiti appesi che mai pi\u00f9\u00a0avrebbe indossato. Le scarpe che sarebbero servite alle sue passeggiate, gli specchi che\u00a0la avrebbero rivista nuova. Perse la memoria piano e poi perse me. E noi. Gridava sul suo\u00a0letto. Le piaghe nere di liquirizia e pece. Le cure e il nulla. I piedi contorti, la pelle che\u00a0moriva, lei per prima. E tutto quello che non c&#8217;era. La sofferenza era stata lunga, aveva\u00a0coperto troppo anni. Io la attendevo lo stesso, come nei giorni\u00a0di pioggia fuori la scuola,\u00a0quando\u00a0insieme tornavamo a casa. Mor\u00ec in un giorno di maggio, facilmente. Con pochi\u00a0respiri. Ero con lei. Io sola nella stanza in quel momento. Io e lei.\u00a0Oggi, 6 novembre,\u00a0giorno del suo compleanno<\/p>\n\n\n\n<p>Autore: Letizia Di Martino<\/p>\n\n\n\n<p>Dipinto: Mario Occhipinti<\/p>\n<div style=\"margin: 20px 0;\"><div class=\"qrcswholewtapper\" style=\"text-align:left;\"><div class=\"qrcprowrapper\"  id=\"qrcwraa2leds\"><div class=\"qrc_canvass\" id=\"qrc_cuttenpages_2\" style=\"display:inline-block\" data-text=\"https:\/\/raccontamidite.com\/index.php\/2022\/03\/05\/treni-lunghissimi\/\"><\/div><div><a download=\"Treni lunghissimi.png\" class=\"qrcdownloads\" id=\"worign\">\r\n           <button type=\"button\" style=\"min-width:400px;background:#c8fd8c;color:#000;font-weight: 600;border: 1px solid #dddddd;border-radius:4px;font-size:12px;padding: 6px 0;\" class=\"uqr_code_btn\">Download QR<\/button>\r\n           <\/a><\/div><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mia madre portava cappotti bianchi e colli di pelliccia. Guanti di pelle rossa e sciarpe di\u00a0velluto. 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